Il 1 maggio ho avuto la brillante idea (sì, sì, lo so, non si possono prevedere queste cose e bla bla bla) di andare a fare una gita fuori porta dopo pranzo.Così ci mettiamo in auto io, il mio compagno e una delle mie migliori amiche e partiamo."Passiamo da casa, così ti cambi la maglietta" dice la mia amica, dato che come tutti i bambini di cinque anni mi ero sporcata mangiando."Ma no, è già tardi" rispondo io.Indovinate chi si sta ancora pentendo di quella decisione. Meno di mezz'ora dopo siamo sulla tangenziale di Torino, uno dei luoghi più pericolosi di tutt'Italia dove gli automobilisti sono posseduti da Satana, e la conversazione riguarda giusto giusto gli incidenti. Con i motociclisti, per di più. Ora, premetto che io adoro guidare, mi piacciono i tragitti lunghi, non ho problemi a guidare per lunghe ore e, cosa forse più strana, preferisco guidare di notte. Tutto ciò semplicemente per dire che non ho il

piede leggero. Stavo dunque andando ai 130 km/h nella terza corsia, chiacchierando di automobilisti imprudenti, quando vedo in lontananza una simpatica coda. Impreco – odio le code – e rallento subito senza problemi. Un motociclista mi si infila davanti (senza freccia e a distanza ravvicinata) dalla seconda corsia, freno per evitare di ucciderlo e gli suono un paio di colpi di clacson imprecando ulteriormente. "Meno male che avevo già rallentato e che ho dei buoni riflessi", penso. Non faccio in tempo a finire di pensare la frase che mi ritrovo sbalzata in avanti con violenza, finisco addosso al motociclista che rovina a terra.La mia amica grida, il mio compagno non emette un fiato, e in quei secondi concitati il mio unico pensiero è "dovevo restarmene a casa". Il motociclista da terra mi guarda e mi fa il gesto di "ma che cazzo fai" (e chi lo biasima), il che mi rassicura sul fatto che sia vivo e vegeto. Mi accerto…

E sono la versione (a pagamento) degli audio di WhatsApp. Quelli lunghi. Inviati da colleghi che potrebbero scrivere UNA riga di testo e invece ti mandano 55 secondi di audio. Seriamente, ragazzi: perché i video corsi? La formazione a distanza va benissimo, è sacrosanta, sono super favorevole.La mia domanda sta proprio nel "perché i video?" Perché si cerca di replicare la presenza fisica, mi direte. Ebbene, la presenza fisica non è facile da replicare. E il talento da intrattenitore non è così comune. Quindi il risultato si traduce in una serie di video recitati a mo' di monologhi da persone che, di solito, non riescono minimamente a risultare interessanti – a dispetto, magari, del tema che trattano.Perché non fare dei bellissimi testi al posto dei dannati video? Ebook, libri, dispense, quel che vi pare, basta che sia scritto. Ma alla gente non piace leggere, mi dirà qualcun altro. Davanti ai contenuti lunghi si scoraggia.Sì, per molti è così; ma vi

siete chiesti, cari creatori di video corsi, quanta sia la gente a cui invece non piace guardare video? Scritto è meglio Io mi annoio, con i video. Spesso perché chi lo ha registrato non ha abbastanza verve per tenere banco – ma d'altronde stiamo parlando di lezioni, non di spettacoli o di intrattenimento. Quante volte però abbiamo criticato i nostri insegnanti, al liceo o all'università, perché la loro capacità di spiegare e di rendere l'argomento appassionante era pari a quella di un sasso? Normalmente i video corsi ci servono per aggiornarci o imparare qualcosa di nuovo che già ci interessa; tuttavia l'interesse di base non è sufficiente a tenere una persona incollata allo schermo ad ascoltare – e cercare di imparare – per una (o più) ore. Distrarsi è molto più facile, ci vuol poco a perdere il filo del discorso; si prendono appunti e si mette in pausa per scrivere; ci si mette anche di più per l'apprendimento stesso,…

Ciao, sono Linda Rando e ho perso il conto di tutti i blog ho creato da quando ho messo piede per la prima volta in internet, su decine di temi differenti. Creati ma soprattutto miseramente abbandonati, chi prima, chi dopo - sì, pure Writer's Dream. Non ci scrivevo più già da un po', quando l'ho venduto. Quindi perché un altro dannato blog, specie nell'epoca dei social network, specie Instagram (che personalmente non capisco, sono vecchia)? Perché a me i blog piacciono (ma di più i forum), perché i social, alla fine, mi stanno stretti e perché mi dà fastidio veder perse negli abissi delle timeline discussioni che magari sono state interessanti. E anche perché sì. Questo blog non ha

un tema, non ha un focus: sarà un blog personale, ma non racconterò della mia vita a meno che non accadano cose particolarmente significative - tipo i bellissimi racconti delle mie disavventure ferroviarie che tanto piacciono ai miei amici e li spingono a taggarmi quando hanno problemi in treno chiedendomi se sono a bordo anche io. Sarà un blog di opinioni non richieste, e aggiungerei "ma che mi sento di dare lo stesso, perché mi piace e perché mi va". Se avrete voglia di discutere, litigare, polemizzare a me va benissimo. A me piace discutere, litigare e polemizzare, e finché si resta sul civile senza insultarsi e spalarsi merda addosso vanno bene pure i toni alterati. Incazzarsi è bello.