Il 1 maggio ho avuto la brillante idea (sì, sì, lo so, non si possono prevedere queste cose e bla bla bla) di andare a fare una gita fuori porta dopo pranzo.Così ci mettiamo in auto io, il mio compagno e una delle mie migliori amiche e partiamo."Passiamo da casa, così ti cambi la maglietta" dice la mia amica, dato che come tutti i bambini di cinque anni mi ero sporcata mangiando."Ma no, è già tardi" rispondo io.Indovinate chi si sta ancora pentendo di quella decisione. Meno di mezz'ora dopo siamo sulla tangenziale di Torino, uno dei luoghi più pericolosi di tutt'Italia dove gli automobilisti sono posseduti da Satana, e la conversazione riguarda giusto giusto gli incidenti. Con i motociclisti, per di più. Ora, premetto che io adoro guidare, mi piacciono i tragitti lunghi, non ho problemi a guidare per lunghe ore e, cosa forse più strana, preferisco guidare di notte. Tutto ciò semplicemente per dire che non ho il

piede leggero. Stavo dunque andando ai 130 km/h nella terza corsia, chiacchierando di automobilisti imprudenti, quando vedo in lontananza una simpatica coda. Impreco – odio le code – e rallento subito senza problemi. Un motociclista mi si infila davanti (senza freccia e a distanza ravvicinata) dalla seconda corsia, freno per evitare di ucciderlo e gli suono un paio di colpi di clacson imprecando ulteriormente. "Meno male che avevo già rallentato e che ho dei buoni riflessi", penso. Non faccio in tempo a finire di pensare la frase che mi ritrovo sbalzata in avanti con violenza, finisco addosso al motociclista che rovina a terra.La mia amica grida, il mio compagno non emette un fiato, e in quei secondi concitati il mio unico pensiero è "dovevo restarmene a casa". Il motociclista da terra mi guarda e mi fa il gesto di "ma che cazzo fai" (e chi lo biasima), il che mi rassicura sul fatto che sia vivo e vegeto. Mi accerto…