I video corsi sono sopravvalutati

E sono la versione (a pagamento) degli audio di WhatsApp. Quelli lunghi.
Inviati da colleghi che potrebbero scrivere UNA riga di testo e invece ti mandano 55 secondi di audio.

Seriamente, ragazzi: perché i video corsi? La formazione a distanza va benissimo, è sacrosanta, sono super favorevole.
La mia domanda sta proprio nel “perché i video?

Perché si cerca di replicare la presenza fisica, mi direte.
Ebbene, la presenza fisica non è facile da replicare. E il talento da intrattenitore non è così comune. Quindi il risultato si traduce in una serie di video recitati a mo’ di monologhi da persone che, di solito, non riescono minimamente a risultare interessanti – a dispetto, magari, del tema che trattano.
Perché non fare dei bellissimi testi al posto dei dannati video? Ebook, libri, dispense, quel che vi pare, basta che sia scritto.

Ma alla gente non piace leggere, mi dirà qualcun altro. Davanti ai contenuti lunghi si scoraggia.
Sì, per molti è così; ma vi siete chiesti, cari creatori di video corsi, quanta sia la gente a cui invece non piace guardare video?

Scritto è meglio

Io mi annoio, con i video. Spesso perché chi lo ha registrato non ha abbastanza verve per tenere banco – ma d’altronde stiamo parlando di lezioni, non di spettacoli o di intrattenimento.
Quante volte però abbiamo criticato i nostri insegnanti, al liceo o all’università, perché la loro capacità di spiegare e di rendere l’argomento appassionante era pari a quella di un sasso?

Normalmente i video corsi ci servono per aggiornarci o imparare qualcosa di nuovo che già ci interessa; tuttavia l’interesse di base non è sufficiente a tenere una persona incollata allo schermo ad ascoltare – e cercare di imparare – per una (o più) ore.

Distrarsi è molto più facile, ci vuol poco a perdere il filo del discorso; si prendono appunti e si mette in pausa per scrivere; ci si mette anche di più per l’apprendimento stesso, rispetto a una lettura/studio autonomi.
Il risultato, in sintesi, è che ci si mette molto più tempo.

Il dannato tempo, appunto

Prima ho parlato di quegli audio che vengono mandati su WhatsApp di un minuto – o più – che sarebbero facilmente riassumibili in una riga.
Lo stesso principio vale per i video: molti concetti sono facilmente riassumibili in un paio di righe, e non servono dieci minuti per esporli.
A me dà parecchio fastidio perdere un quarto d’ora – e più – per sentire introduzioni, salamelecchi e chiacchiere varie: mavai al punto, no?

Senza contare che, se non ci si ricorda una cosa o la si vuole riascoltare, è decisamente più complesso ritrovare il punto del video che ci interessa; con un manuale basta sfogliarlo, o digitare una parola chiave che ci si ricorda di aver letto.

La sensazione generale è quella di star perdendo molto più tempo di quello necessario; magari il corso non è granché, all’inizio, e si arriva alla fine sperando che sarebbe migliorato proseguendo – come certe serie tv – invece ci si ritrova a pensare “chi mi ridarà indietro queste dieci ore della mia vita?”. Se avessi potuto leggere te ne saresti accorto prima.

Ma poi c’è la questione del copyright, obietterà qualcuno. È più facile diffondere un contenuto testuale che un video!
Mi chiedo dove siate vissuti finora: la pirateria di film e serie tv vi è sconosciuta? Basta registrare lo schermo e tanti saluti, copia fatta. O sbobinarlo e poi diffonderlo in versione testuale – e non pensiate che sia troppo sbattimento, prima della diffusione degli ebook c’era chi passava i libri a scanner OCR (che facevano schifo) e praticamente li riscriveva, pur di diffonderli.
E poi, gente, siamo nel 2019. Esistono (ottimi) programmi di trascrizione vocale: sistemi la punteggiatura, un minimo di revisione e via. Dai, di cosa stiamo parlando?

Frustrazione, così tanta frustrazione

Per tutti questi motivi a me seguire corsi in video genera un bel po’ di frustrazione.
Mi annoio, mi sembra di star sprecando tempo, di non star imparando un tubo, mi distraggo, mi incazzo e chiudo tutto.
Di conseguenza non sfrutto quello che ho pagato: sono fino a ieri sera ero abbonata a Studio Samo e ho comprato il master #365 di SQcuola di Blog e non seguo mai i corsi. Li inizio, mi irrito e quindi smetto.

Non è che dovete scegliere

Non dovete per forza scegliere tra solo video e solo testo: potete benissimo fare una combo e vendere i vostri corsi in entrambe le versioni.
Di più: perché non fate due versioni base – una solo testo e una solo video – e fate pagare un sovrapprezzo a chi vuole la parte complementare?

Vi prego, produttori di corsi: pensateci. Pensate a noi povere genti che non amiamo i video, a cui piace avere un testo tra le mani da leggere, studiare, rileggere con calma e con i propri tempi – sul serio, perché con un video anche se stoppi per riprendere devi riascoltare qualcosa. Un colpo d’occhio e una rilettura è molto, molto più rapido.

4 comments

  1. BellaLestrange - 26 Marzo 2019 23:16

    Volevo commentare dandoti ragione su alcuni punti, ma visto che critichi i vocali lunghi, puppa.

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    • Ayame - 26 Marzo 2019 23:24

      Tu puoi mandarmi tutti i vocali che vuoi, della lunghezza che vuoi.

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  2. Carla Barbara - 5 Aprile 2019 11:46

    Pure io non tollero i video. Mi hanno chiesto di farne per un corso che tengo solo in modalità testo e presentazione PowerPoint. Io continuo a rimandare perché in perdono sono interattiva e posso coinvolgere ma in video diventa uno one woman show e non mi sento all’altezza: potere di Geppi Cucciari, vieni a me!

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  3. Carla Barbara - 5 Aprile 2019 11:47

    In persona, sorry

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